La vera storia di Carlo Magno.

Il primo post dell’anno, lo voglio dedicare ad un mio carissimo ex compagno di scuola delle Superiori, un ragazzo che ho rivisto dopo tanti anni mentre ero in ferie a Palermo e, seduto su una panchina, mi domandavo che senso ha, per i ragazzini, saltare con gli skateboard e cadere continuamente a terra.

Mentre, appunto, assistevo a queste scene, chiedendomi che senso hanno certe performance (ma del resto, se esiste “Uomini e Donne”, è giusto che ci siano anche dei giovincelli che continuano a volare giù da una statua per fare le acrobazie della minchia con le loro tavolette), sento pronunciare un esclamoso “Vincenzooooo !”. Mi voltai, ma non subito, perchè ormai sono talmente abituato ad essere chiamato Mobys, che sentire il mio nome di battesimo quasi mi spiazza.

Mi giro verso via Libertà e vedo sto uomo, quasi più brizzolato di me, ben vestito, capello da sparviero, occhiali Ray Ban, giacca di pelle nera, probabilmente rubata a Fonzie, barbetta da figo (nè troppa, nè poca) e financo piercing sul lobo dell’orecchio sinistro. Come succede nel 98% dei casi in cui qualcuno mi chiama, sono tentato dal dire “Chi cazzo sei ?”, perchè non ho memoria fotografica e non ricordo mai nessuno/a.

Il tizio mi vede un ciccin perplesso ed esclama: “Ti sei dimenticato della tua spalla quando eravamamo rappresentanti di classe nella seconda S” ?? A quel punto, ricordai tal Giancarlo Magno, ovviamente detto Re Carlo, perchè la mia carriera da “attribuitore di soprannomi” era ben sviluppata già negli anni novanta (e in questo caso l’assist era fin troppo facile da sfruttare). Carissimo Carlo, quanti ricordi ! Ancora oggi, dopo venticinque anni, ricordavamo che litigammo su quale fosse la provincia  di appartenenza di Scicli 🙂 Io dicevo Agrigento, lui Palermo e altri addirittura avrebbero scommesso su Caltanissetta. Ancora oggi mi sveglio la notte gridando “‘ndo cazzo è Scicli ?????”.

Parliamo del più e del meno e ci salutiamo cordialmente dopo, ovviamente, aver pronunciato la frase che, da qualche anno, conclude i dialoghi più o meno casuali, cioè “Ci sei su facebook ?”. Risposi di no, perchè continuo ad attivare e disattivare l’account ed io sto a facebook praticamente come le donne stanno a me (o sopra di me.. fate vobis…).

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Foto mia scattata con l’iPhone. Bye bye Palermo…

Mentre effettuavo il viaggio di ritorno, pensai parecchio a Carlo. Il nostro incontro mi fece tornare in mente le vicissitudini trascorse in epoca scolastica e negli anni successivi. Poi, come accaduto praticamente con tutti gli amici palermitani, tranne uno, una volta partito per Verona, le varie amicizie, o pseudo tali, sono andate via via sbiadendo, sciogliendosi come neve al sole, anzi, direi più velocemente, ovvero come la sabbia scivola via da un pugno. Carlo, comunque, è stato uno degli ultimi a “svanire”.

Ho sempre considerato Carlo come il Re degli sfortunati. Si, perchè ormai “sfigato” lo si dice anche a colui che non mette la freccia (pardon: “indicatore di direzione”) ! Invece no, qua non parliamo di un povero sfigato, ma di una persona palesemente sfortunata.

Nel nostro incontro natalizio, lui ha ribadito velocemente qualche sua “perla”, ma io, essendogli amico, oltre che compagno di scuola, ebbi modo di seguire, a suo tempo, queste sue vicissitudini e me le ricordavo benissimo.

Le sfortune, nella vita, secondo me, rispetto a quelle patite da lui, sono ben altre, infatti l’ho trovato sereno e sorridente, come ai tempi della scuola, anche per i motivi che dirò alla fine di questo post. Mi ricordo che lui era il divertente, io il “politico”.

Una cosa, però, mi ha sempre colpito della sua vita: “cadeva”, esattamente e puntualmente, subito dopo un evento positivo. Era incredibile questa cosa. La sua vita è stata quasi sempre come le montagne russe.

E’ come se la felicità si mostrasse a lui, beffandosene subito dopo, sparendo nel nulla. La felicità, per questo povero cristo, è stata un urlo strozzato in gola, un coito interrotto, un gol importantissimo annullato per fuorigioco cinque secondi dopo.

Per una serie di bocciature (su questo le nostre “carriere” hanno viaggiato parallelamente), è partito per il militare due settimane dopo essersi diplomato. E vabbè, questa non è una cosa di chissà quale gravità, anzi era positivo che si togliesse il pensiero subito, infatti partì contento. Tuttavia, mentre tutti si godevano l’estate della maturità, lui in agosto indossava scarponi e mimetica lontano da casa.

Ricordo ancora quanco ci incontrammo a Palermo verso la fine del suo servizio di leva (io avrei finito tre mesi dopo). Gli chiesi come ci si sentiva a venti giorni dall’agognato congedo, e mi disse che, da una parte, ovviamente, era euforico, ma dall’altra parte stava in pensiero perchè il padre era stato ricoverato d’urgenza per non ricordo quale problema. Negli anni successivi mi raccontò che finì il servizio militare, salutò Napoli, rientrò a Palermo in treno, e mentre tanti altri sconosciuti scendevano ed abbracciavano le rispettive famiglie quasi come se stessero tornando dal Vietnam, lui andò a casa in autobus perchè la sua famiglia era in ospedale. Ovviamente suo padre si rimise perfettamente in sesto due settimane dopo, cioè per fortuna non era nulla di grave, ma restò la “macchia” per non essersi goduto l’unico bel momento di dodici mesi di merda, a seguito di qualcosa che i familiari gli dipinsero come “quasi coma”, ma che in realtà era una minchiata (sul “come rovinare la vita agli altri con la negatività, ho già scritto un post…).

Sono trascorsi tanti anni, ma ricordo ancora quando, felicemente innamorato di tal Patrizia (bellissima, piaceva anche a me: senza tette e sempre in abiti corti), si comprò una fiamante Opel Corsa blu metallizzato e, dopo praticamente un paio di uscite, quando ancora l’automobile aveva quel bellissimo ed inconfondibile odore di macchina nuova, lei lo lasciò perchè “non provava più quel nonsocchè…”. La macchina non la comprò per la morosa, ma sicuramente da single gli bastava la vespetta, quindi fu un acquisto “at minchiam”. Sfortuna…

Questi episodi sono sicuramente ridicoli ai vostri occhi, ma gli “incidenti” di Carlo non terminano qui, anzi il meglio deve ancora venire.

Dopo anni di battaglie condominiali e decinaia e decinaia di visite, spesso perditempo, Carlo riuscì a vendere la sua casa. Vivere in quel condominio zona stazione centrale, era diventato impossibile, infatti abbassò il prezzo più volte pur di scapparsene. Quando decidi di vendere, devi vendere, io ne so qualcosa. E’ come andare alle casse dei centri commerciali. Non importa quanto tempo hai perso fra uno scaffale e l’altro, quando giungi alle casse vuoi fare il più velocemente possibile, vieni assalito dalla “frettite acuta”.

Ci vollero due anni per sbarazzarsi di quella casa. Carlo mi mandò un messaggio (allora andava tantissimo Viber), dicendomi che era su giri, finalmente si sarebbe affittato una casa nel paese dove lavorava, a Baaria (Bagheria), e soprattutto avrebbe mandato affanculo tutte quelle merde di condomini che gli avevano letteralmente rovinato la vita. Ci credete che lui andò in agenzia per firmare il preliminare di vendita in un bellissimo giovedì sera e il martedì successivo uno dei suoi migliori amici morì a seguito di un incidente automobilistico ?

Io spero che voi ci crediate, perchè io ancora stento a crederci. A proposito di morte, suo padre poi morì sul serio, vent’anni dopo quel ricovero avvenuto mentre Carlo stava per congedarsi. Potreste dirmi: Mobys, non mi dire che ciò coincise con un evento positivo ? Ebbene sì ! E smettetela di ridere ! 🙂 Dopo quindici anni a sistemare la frutta nella cassette, fu promosso impiegato. Anche se la distanza fra Bagheria e Palermo non è tantissima, e anche se ovviamente Carlo aveva raccontanto il tutto telefonicamente, il mio amico non ebbe il tempo e la possibilità di parlarne di presenza col padre. Passarono dalle telefonate felici all’incontro in obitorio…

Perchè vi ho raccontato questa storia triste ? Perchè a fine anno scorso ho visto un Carlo felice. Due anni fa si è sposato e adesso è padre di due figlie, due bellissime femminucce.

Quella che sembrava una vita condannata all’eterno pianto, ad un certo punto ha sterzato verso la felicità, finalmente senza più dover pagare un assurdo pegno ! Io ho sempre considerato Carlo come “il povero Carlo”, in realtà i calci in culo lo hanno reso forte, ma soprattutto ammiro in lui l’averci sempre creduto. Io, al posto suo, non so come avrei reagito (non dico che mi sarei impiccato, perchè cadrebbe il soffitto !).

Allora, amici miei, felice e sereno 2018. Mi dispiace sparare i soliti luoghi comuni stile post di facebook, ma dico, come sempre, ciò che penso. Non esiste la persona che nasce e muore sfortunata. La storia di Carlo è incredibile e ve l’ho raccontata perchè lui ha avuto la caratteristica di ricevere dei pugni nello stomaco proprio subito dopo aver gioito per qualcosa.

Come ho detto, poteva mollare, io stesso, spesso, mollo per molto molto meno. Invece lui è andato avanti e ha costruito qualcosa di importante, sia a livello lavorativo (a proposito, mi sono dimenticato di dirti che se cercano persone per sistemare la frutta a Bagheria, io scenderei anche domani !), che dal punto di vista familiare. Non ha cancellato (non si può, non poteva !) il passato, ma ha continuato a sperare, a sognare, a darsi forza. Ha creduto in una delle teorie del Mobys, secondo la quale c’è sempre la speranza che tutto cambi in meglio. O ti aggrappi a questo, o sei finito/a !

Ecco, in aereo pensavo che è tornato il Re Carlo, ma egli non è più il Re degli sfortunati, ma un Re … e basta. Il Re della sua famiglia, e questo basta ed avanza !

“Non è possibile unire i puntini guardando avanti. Si possono unire solo guardando al passato, così avrete fiducia che, in qualche modo, i puntini si uniranno nel futuro”. Steve Jobs.

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7 risposte a "La vera storia di Carlo Magno."

  1. vincenza63 23 gennaio 2018 / 01:33

    Ciao!
    Mi piace moltissimo il tuo post e, aggiungo, sappi che sei quasi l’unico che leggo d’un fiato nonostante la consistenza 🙂
    Buon anno a te, Vi e tutti i tuoi begli amici come l’ex povero Carlo.
    un abbraccio

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  2. vincenzomobys 20 gennaio 2018 / 17:51

    Carlo è arrivato dove probabilmente il Mobys non arriverà mai. Forse è questo il senso del post. Speranza o rassegnazione ? Chissà …

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  3. CarlaNonnaPapera 20 gennaio 2018 / 17:41

    Bella questa storia. Ho notato che per qualcuno la vita “inizia” bene e poi pian piano porta grane.
    Per altri invece “parte” malissimo per poi migliorare pian piano, oppure improvvisamente.
    Le vite non si somigliano mai…. Vorrei aggiungere anche che a volte ciò che ci sembra ostile all’inizio, alla fine ci rendiamo conto che è stato quasi un bene. Tutte le strade che abbiamo percorso, cambiato e deviato, ci hanno portato dove siamo ora.
    Mi piace il finale felice di Carlo, so che ci sarà un finale felice anche per il Mobys…..
    Buon nuovo anno a tutti.

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  4. vikibaum 17 gennaio 2018 / 09:08

    mi piace il tuo carlo magno…sai che sono andata a cercare scicli? gran bel post, buondì vince

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  5. Francesco 15 gennaio 2018 / 07:33

    Effettivamente fermarsi a “piangere” serve a poco , meglio mettersi tranquilli e ripartire con quello che offre la vita in quel momento cercando di estranearsi dalle influenze “nocive”. La vita è fatta di momenti e di eventi unici, che una volta passati non possono riverficarsi , bisognerebbe goderseli attimo per attimo …. ma quasi tutti ce ne dimentichiamo presi come siamo da una vita sempre più stressante.

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  6. redbavon 14 gennaio 2018 / 14:38

    E’ morto il Re, Viva il Re! Storia bellissima e dimostra l’affetto per il tuo amico e quanto sia stato importante percorrere una parte del tuo viaggio con lui. Grandissimo pezzo “neorealista”!

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  7. Liza 14 gennaio 2018 / 12:36

    E chissenefrega dei luoghi comuni.. io dico sempre che ogni volta che si cade bisogna rialzarsi non importa il tempo che ci vuole l’importante che si faccia.
    Buon tutto Vin. 😊

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