Quando una stella muore.

La morte di un calciatore mi sconvolge e mi rattrista tantissimo. Era già accaduto con Andrea Fortunato e Piermario Morosini, adesso è la volta del fiorentino Davide Astori.

Mi sconvolge perchè si presume che gli atleti siano perfettamente e perennemente controllati da apparecchiature all’avanguardia, da strumenti che “voi umani …”, invece patate, quando è giunta la tua ora, non ci sono controlli che tengano !

astoriMalgrado i miei capelli bianchi e il fatto che la vita mi abbia regalato più volte dei distacchi improvvisi (qualcuno dei quali mi ha segnato definitivamente), non riesco a prendere alla leggera il fatto che un atleta, da un momento all’altro, non ci sia più, e che questo suo addio non sia legato ad un incidente automobilistico, ma al cuore che, ad un certo punto, dice stop.

La morte di un giocatore di calcio, come tutte le cose, non suscita la stessa reazione da parte dell’opinione pubblica. A mio modo di vedere, a parte coloro che vivono nella più completa apatia, magari reagendo tragicamente davanti al costo dei sacchetti bio, ci sono tre categorie: la maggior parte delle persone (i “normali” o i “supergiù-normali”) pensano che questi eventi rappresentino l’ennesima dimostrazione che la vita va vissuta appieno, attimo per attimo, carpe diem all’ennesima potenza. E allora via all’acquisto compulsivo (per la serie “me ne fotto se sto spendendo mille euro, pensa se mi finisce come Astori !”), via al sesso-puttanistico e a qualsivoglia azione, più o meno assurda, legata alla sacra legge del “Siamo tutti di passaggio”, che salta fuori soprattutto quando qualche vip ci lascia, specie se questi è giovane.

Nella seconda categoria ci sono i disadattati, gli eterni incazzati con tutto e con tutti come il sottoscritto, il popolo dei Mobys, i quali, specialmente in queste occasioni funeste, pensano ancor di più al fatto che “proprio perchè potrei non risvegliarmi domani mattina, dovrei fare una vita sicuramente migliore di quella che faccio. Se il mio tempo scadesse stanotte, cosa mi sono goduto ? Sto cazzo !”.

Insomma, spero di essere chiaro, la morte altrui ti addolora e, nello stesso tempo, è come se fungesse da evidenziatore della vita di merda che fai. Cosa lasci se muori da un momento all’altro ? Mica pretendi il minuto di raccoglimento in tutti gli stadi, mica pretendi l’intitolazione di una Via o che la tua foto appaia sui grandi schermi degli stadi con la musica di sottofondo di Lucio Dalla (altro stronzo che si è permesso di abbandonarci da un momento all’altro !), anzi, onestamente non pretendi proprio nulla, ma ti poni dei quesiti: cosa minchia ho costruito ? Che famiglia ho ? Chi piangerà la mia morte, a parte i ristoratori cinesi e i kebabbari ? Insomma quale eredità morale lascerò a chi resta ? Sono domande che mi faccio, anche se “vita di merda” è una mia puntuale e solita estremizzazione (se la mia vita fosse davvero di merda non starei qui a scriverlo a tutti ! Però …).

Infine c’è la terza categoria: i cinici senza (o con poco) cuore, vedi il giocatore brasiliano Dani Alves, ovvero quel gran bel giocatore che se domani il Real Scicli gli dasse-desse 10 euro in più rispetto a quanto viene pagato al Paris Saint German, lui andrebbe a giocare a Scicli ! Le sue dichiarazioni post morte di Astori hanno lasciato di stucco parecchie persone, anche se lui ha semplicemente affermato: “Mi dispiace, sono cose che addolorano, ma del resto ogni giorno tanti bambini muoiono di fame !”.

Nessuna di queste tre categorie di persone non sono contestabili: ognuno reagisce come cazzo vuole ! Personalmente avrei qualcosina da sindacare sui cinici, forse perchè, ahimè, sono uno che mette troppo cuore anche se sta cucinando un piatto di pasta aglio, olio e peperoncino.

La frase di Dani Alves (intanto ci avete pensato ai dieci euro ?) è indiscutibile e non rappresenta certo una stronzata. Quello che mi fa pensare è che, solitamente, queste persone, le quali mostrano tutta la loro spocchiosità, fanno dell’essere “sboroni” (nello Stato Veneto) o “minchia i fuora” (a Palermo) un vanto, una caratteristica positiva, l’unica chiave per vivere la vita in maniera corretta, un’indicazione ben specifica riportata nel foglietto illustrativo rilasciato all’atto dell’uscita dall’utero materno. Picciotti/Butei, qualsiasi cosa accada, bisogna andare avanti, lo show deve continuare, “io comunque non perderò mai il mio sorriso”. Perfetto, 10 e lode ! Cosa puoi dire a questi superman ?

Il problema è che, a parecchi di loro, non gli è mai accaduto un cazzo. Si fa presto a fare i grandi professoroni freddi e distaccati che non versano una lacrima per i dispiaceri degli altri. I cazzi vengono quando tocca a te, quando la svalangata di merda irrimediabilmente (a meno che tu non sia un abitante di Marte) ti sovrasterà, quando non se ne va un giocatore della Fiorentina o magari il tuo cane bau bau micio micio, ma un tuo familiare, il tuo migliore amico o magari il tuo cantante preferito !

Scusatemi se appaio fin troppo cattivo, ma non nutro grandi simpatie nei confronti di chi, spesso falsa come persona sino al mignolo del piede, ragiona per la serie “qualsiasi cosa accada, io sorriderò sempre”, perchè ripeto sono convinto che non appena gli muore il gatto o gli si guasta la lavatrice, è il primo a  fare una mega tragedia ! 🙂

Non sto contestando chi reagisce con il massimo del cinismo alle disgrazie della vita. E’ vero che muoiono tanti bambini, ma il fulcro di tutto il mio umilissimo discorso (e di questo post) è: a volte non potremmo restarcene zitti ?

Quanti post vedete in questo blog ? In questo mese l’ex Pianeta Mobys compie il DECIMO anno di attività ! Tante cose sono cambiate, io stesso non sono quello di un anno fa. Una cosa però è rimasta inalterata, dentro e fuori il blog, su Facebook come nella vita: l’evitare di sproloquiare (o di scrivere) per  forza. Non sto certo criticando chi posta un articolo al giorno, ma un conto è scrivere perchè si ha il piacere di farlo, un conto è postare “per forza” !

L’indomani della morte di Astori si è parlato di “finto buonismo”, ho letto che la morte di un giocatore dovrebbe pesare quanto la morte di un tifoso che si sta recando allo stadio e che ogni giorno muiono tante altre persone “normali”, come gli operai edili. Ma cosa c’entra ?

Ci piace il calcio anche perchè consideriamo i calciatori i nostri beniamini, pensiamo quasi quasi che siano immortali. Sono (quasi) tutti belli, in perfetta forma, hanno perfino i polpacci a tartaruga, mogli stupende accanto, ed entrano nei nostri cuori. La mente razionale sa benissimo che sono dei privilegiati che se ne sbattono le palle se perdono, mentre tu sei seduto sul divano a piangere perchè l’Italia ha perso ai rigori o la tua squadra è uscita dalla Champions League.

Tuttavia il calcio è emozione, mi dispiace per il tifoso che muore, mi dispiace per il fatto che ogni giorno muoino operai, ma dobbiamo contestualizzare, altrimenti altro che passione, altro che Album delle figurine, altro che litigi fra amici o con la morosa che vorrebbe uscire per comprare l’ennesimo paio di stivali !

mancaSe perdiamo quello che definisco “Lume dell’emozione”, allora è perfettamente inutile parlare di qualsiasi cosa ! Se riduciamo tutto al fatto che “vabbè ieri è morto un procione mentre attraversava la strada”, allora è tutto inutile perchè, state pure certi che anche i cantanti se ne sbattono i coglioni dei propri fans, ovviamente siamo solo dei numeri. Loro stanno lavorando, non gliene fotte un cazzo se sono a Milano o a Mancalacqua. Eppure ci emozionano, la musica ci regala miliardi di stupende sensazioni, ci fa sognare. Li seguiamo, prendiamo treni, aerei, chiediamo permessi lavorativi, paghiamo un sacco di soldi e non pensiamo certo al fatto che sul palco c’è un pirla di mezza età che fa correre duecentomila persone a vederlo.

Emozioni. La vita è fatta di emozioni. Siete perfettamente liberi di vivere pensando ai dieci euro, di sbattervene il cazzo ogni qualvolta la disgrazia non vi tocca da vicino o di pensare alla fame nel mondo. Ci mancherebbe altro ! Buon per voi. Tuttavia, come dicevo prima, ci sono dei momenti in cui possiamo anche stare zitti. Probabilmente la peste del nuovo millennio, ovvero la “facebookite acuta”, a parecchie persone, procura dei seri problemi, diventano più instabili di me e arriviamo al paradosso di leggere magari post del tipo “Potreste farvi un po’ di cazzi vostri ogni tanto ?”, nella stessa bacheca in cui ogni giorno ci sono trentacinque post sul come mi sto vestendo, quanto sto cagando, quanto è bello mio figlio, quanto fastidio mi da questo brufolo nel culo, sapete se posso usare la Vagisil per il raffreddore ?, ecc. ecc.

Tornando e concludendo seriamente: anche io odio l’ipocrisia, ma non dobbiamo fare del “falso buonismo” un unico fascio. “Eh ma tanto fra due giorni ci saremo scordati di Astori”. Logico ! La vita deve andare avanti, sempre e comunque ! Tuttavia ci sono dei momenti in cui bisogna fermarsi e riflettere, bisogna stare, ripeto, in silenzio (non a caso io sto scrivendo sei giorni dopo la tragedia…) e soprattutto, merce assai rara in un mondo che sta diventando sempre più popolato da “animali” (nel senso più dispregiativo del termine) e non da persone, bisognerebbe avere rispetto per il dolore altrui. Rispetto ! Se un ragazzino di 15 anni si è ammazzato perchè ha avuto una delusione amorosa, è logico che per noi adulti ha commesso una grandissima minchiata senza senso, ma egli e la sua famiglia meritano comunque rispetto, non un inopportuno facile e sommo giudizio. La vita non è un tribunale.

Liberi di vivere come animali. Io sono di un’altra specie. Siamo tre ? Cinque ? Non preoccupatevi di questo. Pensate ai bambini che muoiono di fame. Ah dimenticavo: il 99% della ricchezza mondiale è nelle mani dell’1% della popolazione. Ah, in certi posti non hanno l’acqua corrente e, cosa ancor più fondamentale: non ci sono più le mezze stagioni ! Vabbè ma questo sarà per colpa del Pd …

Ciao Davide, un saluto affettuoso da un tifoso avellinese.

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5 risposte a "Quando una stella muore."

  1. vincenza63 15 marzo 2018 / 00:57

    Ciao Moby!
    Condivido così profondamente il tuo pensiero da non essermi accorta che il post fosse lungo.
    Che dire…
    non vendo nè pizza nè kebab ma della tua morte e SOPRATTUTTO della tua vita mi importa.
    Senza buonismo, mi conosci.
    Come disse e non solo, il nostro Arrigoni: “Cerchiamo di restare umani”.
    Questo conta.
    Ti abbraccio da Milano
    Vicky

    p.s. ora ascolto questo: https://www.youtube.com/watch?v=6BGjEqeVME8

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  2. Mariantonietta 12 marzo 2018 / 15:07

    Siamo più di 5, almeno spero. Non si può fermarsi di fronte a certe notizie per riflettere

    Piace a 1 persona

  3. Laura Parise 11 marzo 2018 / 13:54

    Ho letto il tuo lunghissimo post fino in fondo… non mi sarei azzardata a metter il mi piace se non lo avessi apprezzato per intero.
    Sai qual’è stato il mio pensiero alla notizia della morte di Davide? Cazzo, aveva solo un anno più di mia figlia. Una vita da vivere, una bimba da amare e crescere, una moglie da coccolare.
    Come ovvio il primissimo pensiero è che pur non pensandoci spesso, queste cose potrebbero accadere anche a noi… ma subito dopo si pensa a chi resta senza la persona amata,
    Vero facciamo silenzio, inutile far tante chiacchiere e interrogazioni sul “ma era un atleta super controllato” perchè oggi sappiamo di esserci, ma domani… chissà…

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