La leggenda delle pesche nel guanto.

Quando fai la fila alla cassa del supermercato, hai delle categorie di persone che speri di non beccare prima di te o alle tue spalle.

Per quanto mi riguarda, ho semplicemente tre tipi di esseri umani che rappresentano delle mere disgrazie. In primis, c’è chi paga con quei cazzi di buoni pasto. Finalmente hanno passato i loro settecento articoli, tu pregusti il momento in cui si toglieranno dalle scatole, ma ecco la sorpresa, il coniglio che esce dal cilindro, lo smacco, il calcio di rigore contro al 90° minuto: dal portafogli tirano fuori il maledettissimo super-incubo del blocchetto dei buoni pasto. Solitamente un buono vale cinque euro, altrettanto solitamente la spesa si aggira sui cento ed ecco lì, con mia somma felicità, iniziare il conteggio dei buoni e comunicare quanti contanti occorrono per pagare il conto. Intanto sta arrivando il lunedì … Una volta mi capitò di dover aspettare così tanto che sono entrato a fare la spesa con sandali, short e polo a maniche corte e, quando sono uscito, stavano montando gli addobbi natalizi !

La seconda categoria di persone che non amo particolarmente sono le coppie perchè, nella maggior parte dei casi, o litigano (e sentire litigare mi provoca l’orticaria al cuore) o addirittura si scambiano effusioni. Andate affanculo, pagate e andate fora dalle bale, avete 24 ore (più recupero) per fare pucci pucci- picci picci ! Il baciuzzo giusto alla cassa lo considero da malati. Che succede ? Che guardando il cetriolo poggiato sul nastro ti ricordi quanto lo ami … “malgrado tutto” ? Contegno, please !

La terza ed ultima specie di gente-incubo è quella dei logorroici. Sabato scorso, prima che arrivasse il mio turno, c’era in fila la famosa “Premio Logorrea 2016” di Caprino Veronese. Ahimè, non me ne accorsi, probabilmente distratto dall’ennesimo messaggio inutile di qualche mio amico sul mangiarsi una pizza insieme non la sera stessa ma verso ottobre-novembre.

Miss Logorrea, per mia disgrazia, conosceva chi mi precedeva, quindi diede sfoggio delle sue doti di donna sproloquiatrice patentata. Siccome questo tipo di persone, probabilmente per un contratto sottoscritto al momento della nascita, hanno come scopo della vita continuare a parlare, lei, mentre sistemava la spesa nella borsa, distribuiva la sua magnifica voglia di colloquiare verso tutti coloro che la circondavano: la vicina di fila, la cassiera, una signora che si trovava nella cassa accanto, la cassiera accanto e perfino il cavalluccio posizionato in zona per far giocare i bambini.

In quel momento pensai che purtroppo uccidere non fa parte del mio DNA. Inoltre, il buon Amazon, pur essendo alquanto celere, non avrebbe fatto in tempo a farmi recapitare degli auricolari.

Ad un certo punto, nel supermercato scese il silenzio più totale. Sembravamo dentro “The Walkind Dead”, tutti muti (come praticamente sempre), cercando di capire se c’è qualche zombie che vuole attaccarci. La signora era andata via. Figuratevi che il cavalluccio iniziò ad oscillare, pur non essendoci nessun butino sopra di lui. Una bimba piccolissima, che era qualche metro dietro di me, smise di piangere, il sole fece la sua apparizione dietro le grandi vetrate e una signora un pò “mature” mi guardò come a voler dire “Prendimi stronzo ! Anche io oggi sono al 50% perchè scado domani”. Spettacolare.

Tuttavia, amici miei, non ero sconcertato a causa di questo incontro funesto per i miei timpani, ma per una scena inedita: chi mi precedeva, fece notare alla cassiera che non doveva conteggiare il solito sacchetto bio perchè aveva messo le tre pesche dentro un guanto !

Restai basito. Inutile ricordare le polemiche che ci furono a gennaio, quando fu deciso che i sacchetti dove mettiamo l’ortofrutta avrebbero avuto un prezzo. In questi mesi ne ho viste delle belle, ma pensavo che il massimo dell’assurdo fosse mettere lo scontrino della pesata ad ogni singola banana o mela acquistata. Questa di sabato fu ancora più geniale: il guanto !

Spendiamo un sacco di soldi alla cazzo e poi il problema sono quei 2-3-5 centesimi ? Mi rendo conto che, nell’economia di una famiglia, ogni virgola risparmiata si trasforma in un mini gruzzoletto a fine mese, mi rendo conto che può dare fastidio pagare un sacchetto per metterci dentro tre pesche ma, picciotti belli, esagerare è assurdo !

Questa scena mi fece pensare a quelle che ho sempre definito elegantemente “furberie del cazzo”, perchè è vero che la signora suindicata ha risparmiato quei centesimi ma magari, uscendo da lì, andò a comprarsi qualche rivista scandalistica o magari le sigarette. Come disse Aristotele, “cazzi sua”, ma consentitemi di considerare ridicola questa forma di risparmio. Così incredibile come storia da sembrare una leggenda !

Sulle “furberie del cazzo” potrei scrivere un intero articolo. Mi limito a citarvi due-tre perle del maestro di gaffes per eccellenza, cioè il Mobys.

In primo luogo mi ricordo perfettamente i primi anni dell’uscita dei cellulari. Per il mio

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Nel 1997 ebbi il mio primo cellulare: il Nokia 1611.

titolare, acquistarlo rappresentò un’ottima idea, “così in caso di estrema urgenza posso rintracciarti”. Ebbene, un giorno mollai tutto e me ne andai a casa e, per Legge di Murphy, il capo mi chiamò. Andai nel panico, in quei momenti maledissi l’invenzione che, da lì a pochissimi anni, avrebbe cambiato le nostre vite, volevo sembrare irrangiugibile, ma non sapevo cosa fare. Mentre il mio bellissimo Nokia continuava a squillare, io lo strinsi fra le mani, ma niente, lo stronzo era al massimo delle tacche ! Allora cosa si inventò il genio ? Lo infilai nel primo cassetto della mia libreria. Inutile dirvi che il trucco ingegneristico non funzionò. Risposi e mi inventai una scusa credibile (mi pare che accennai al ciclo mestruale… ).

Onde evitare di allungare eccessivamente l’articolo mi limito a citare quella volta che, a pranzo in un bellissimo agriturismo in montagna, per far colpo su una ragazza, scelsi lo stesso piatto che aveva ordinato lei. “Cameriere ? Non una ma DUE !”. Era la terribile Fonduta di formaggi, un piatto che mi provocava nausea anche se stava per uscire da una cucina vicentina ed io ero a Bologna. Figuratevi quando me la ritrovai sotto al naso.

FONDUTA
Fonduta di formaggi. Ovviamente fattibile con diversi tipi di formaggi.

Per fortuna uno dei miei amici intuì il mio leggerissimo disagio e fece a cambio con la sua meravigliosa grigliata mista. Dio salvi la grigliata ! Inutile dirvi che durante quel pranzo e per gli anni a divenire fui preso per il culo e, in ogni caso, quella lei non divenne mai “mia” (fu la prima di una lunga sfilza di venete che mi rifiutarono in quanto “troppo serio”).

Infine, ricordo ancora adesso una delle mie prime pseudo furbate stupide. Quando feci il Servizio Militare, per evitare brutte figure o ulteriori colloqui, compilai i test attitudinali  mettendo le risposte che consideravo “le più giuste e le più scontate” per apparire perfettamente sano di mente (cosa che, inutile dirvi, non sono mai stato).

Allora mettiamo che non mi piacciono i fiori altrimenti passo per gay, mettiamo che vorrei aprire un negozio di fiori così passo per uno che ha già la mentalità del commerciante, mettiamo quest’altra X qua perchè sicuramente uno normale la metterebbe qua, ecc. ecc.

Dopo qualche ora, fummo chiamati tutti in piazza d’armi. Il tenente comunicò i nomi delle persone che dovevano effettuare delle visite dallo psicologo. Io non c’ero (del resto, ero stato furbo, pur avendo vent’anni !). “Questi altri devono fare la visita dallo psichiatra”, pronunciò con il classico tono da Istituto Luce, ed io non c’ero nemmeno stavolta. Volavo trentacinque metri sopra il cielo e guardavo i miei compagni di sventura sorridendo, come a voler dire “fatti la visita, sporco malato mentale che non sei altro !”.

Mentre gongolavo, credendo di avere scampato una fase che, ai tempi, mi creava fastidio e disagio, quello stronzo di tenente fece presente che non aveva ancora terminato. C’erano TRE persone che avrebbero dovuto fare la visita sia dallo psicologo che dallo psichiatra: una di queste ero io ! Miticus !!! 🙂

 

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4 risposte a "La leggenda delle pesche nel guanto."

  1. vincenzomobys 9 luglio 2018 / 17:28

    Ahahahah non avevo pensato a questo aspetto !! Ma quanto sei mitica ?? 😀. Ciao cara

    Mi piace

  2. vincenza63 9 luglio 2018 / 17:26

    Ciao Vincenzo!
    Meno male che esisti !
    Mi trovi in uno di quei down pazzeschi: nausea e conseguenze…che si aggiungono a uno stato di malessere generale non solo fisico.
    Tu mi fai bene! 😃😃😃
    Devo, voglio leggerti di più. Essere più presente.
    Però… Che tristezza le “battaglie sociali” degli italiani: la pesca nel guanto.
    Speriamo sia sensibile così darà ancora più piacere. Dicono…😂😂😂
    Ti voglio ancora bene eh!
    Vicky

    Piace a 1 persona

  3. vincenzomobys 7 luglio 2018 / 20:05

    Carissimo Red come sempre mi hai capito al volo. Dici bene: non voglio fare i conti nelle tasche degli altri ma è stato questo gesto da “son mica fessa io !!”, che mi ha fatto un po’ riflettere. Poi, come praticamente sempre, da una virgola partorisco un post ! 🙂 ciao my friend !

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  4. redbavon 7 luglio 2018 / 20:01

    L’aneddoto della leva mi ha fatto piegare in due. Le pesche nel guanto sono irricevibili, al di là della micragna che costano (quanta caspita di frutta o verdura mangiate per andare falliti a causa delle buste?), ma perché secondo costoro rappresenta un impegno di ribellione civile contro lo strapotere degli inciuci tra industriali e politica. Cosa probabilmente vera, ma non è certo questo il momento in cui scandalizzarsi e ribellarsi.

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