La gentilezza del titolare me la sbatto nei coglioni.

Come-essere-un-leader

Eccomi. Oggi, i miei due amici immaginari, Calia e Simienza, mi hanno ricordato che ho un blogghe.

Se stasera sono qui, è perché ti voglio bene. No, scusate, la canzone del buon Luigi Tenco non c’entra nulla. Volevo scrivere due righe su un articolo che ho letto oggi durante la pausa pranzo, mentre mangiavo due cracker al gaviscon e i miei colleghi, puntualmente, rompevano i coglioni guardando, sui rispettivi cellulari, l’ennesimo video di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Orbene, la rivista Fortune Italia, che non è certo un magazine per idioti (infatti è strano che io abbia beccato un suo articolo), ha pubblicato un’indagine condotta da Info-Jobs su “come vivere bene nei luoghi di lavoro” (l’articolo completo lo trovate cliccando qui.).

Info-jobs ha intervistato un tot di personcine e, da questo lavoro, è uscito fuori il primo scoop del 2020: fermo restando che la gentilezza servirebbe sempre, comunque e ovunque, il fulcro del discorso verte sul fatto che poter lavorare con un capo gentile può essere un valore aggiunto per le risorse che collaborano con lui. La leadership gentile può fare la differenza per il 93% degli intervistati, perché contribuisce a creare un clima di lavoro più sereno e di conseguenza permette di ottenere il massimo dalle persone. Gli intervistati hanno dunque sentenziato: gentilezza non fa rima con debolezza, anzi è un punto di forza a favore del capo e per il 96% degli intervistati aumenta la produttività.

Di cosa stiamo parlando ? Di aria fritta. Idee, interviste, belle parole che fanno sì che esca fuori un “indagine” su quanto sia importante la gentilezza in questo sporco mondo.

Tuttavia il Pianeta Mobys non è curato da un giornalista che scrive bene delle cose belle. Io sono un uomo “pane e salame”, che ha la fortuna di lavorare ininterrottamente da circa 25 anni e, in base alla mia esperienza e soprattutto al vissuto delle persone che conosco, stasera mi sento di dire che la gentilezza del mio titolare me la sbatto/sbatterei bellamente nei coglioni.

Mi rendo conto benissimo che lavorare in un contesto intriso di urla, rimproveri, lancio di “spillatrici”, pennarelli infilati su per … le custodie (cosa stavate pensando ?), ecc. ecc., sarebbe ed è davvero impossibile lavorare. Di conseguenza, con questo mio post, non sto prendendo per il culo chi ha condotto l’indagine ne tantomeno voglio parlare della vita lavorativa di Vincenzo. Non mi interessa sputare nel blog ciò che mangio durante il giorno, pur essendo consapevole del fatto che i miei colleghi non mi leggeranno mai (pensano che “Blog” sia una misura anti traffico per limitare lo smog …).

Torniamo a noi.

Gentilezza è sinonimo di educazione: non bisogna mai andare sopra le righe, con i vicini, con i colleghi, con i capi, i propri collaboratori, ecc. Alla base di tutto ci deve essere il Respect !

Umilmente io penso che esista, tuttavia, una componente ancora più importante delle frasi dette con dolcezza e soavità: la giustezza.

Per me, che sono un “malato delle cose dritte/giuste”, il comportamento GIUSTO del capo è qualcosa che ritengo prioritario. Forse è una mera utopia ma è così, è il mio pensiero.

Cosa stracazzo me ne faccio di un titolare gentile se non mi mette in regola, mi fa fare meno ferie di quante me ne spettano o mi trova il lavoretto urgente due minuti prima della chiusura ?

Giusto è il capo che riconosce quanto ti rompi il culo, che premia i tuoi pregi così come valuta i difetti dei tuoi colleghi, perché nel mondo esistono sia i Cristiano Ronaldo che i Mattia De Sciglio, tutti contribuiscono a far grande la Juventus ma il loro talento è un tantino diverso. Giusto è il capo che non si volta dall’altra parte davanti ai problemi, tanto ci sei tu (e il tuo fegato) che sicuramente li risolverete.

Il succitato “ottenere il massimo dalle persone” lo si ottiene se costoro hanno la percezione di lavorare in un contesto giusto, non gentile.

Giustizia. Il capo GIUSTO è un vero grande leader, un grande uomo (o donna), dentro e fuori l’ambiente lavorativo. Se poi, anziché gentile e sorridente, è cupo, freddo e distaccato, ce ne faremo una ragione. Andiamo a lavorare per guadagnare, non per fare amicizia.

Ho iniziato a lavorare nel 1996 e oggi, nel 2020, in Italia non vince ancora chi si fa “il mazzo”, ma chi è più abile ad inculare l’altro, sia al lavoro che nella società in generale.

Si dice spesso che sono i terroni coloro che hanno nel DNA questa brutta ed antipatica “tendenza” a fottere l’altro. Posso garantirvi che non è così, non ci sono differenze geografiche, di ceto sociale, razza, sesso, ecc.

Stasera il Mobys vi regala questa riflessione: domani mattina, quando vi svegliate, ricordatevi che durante l’arco della giornata qualcuno proverà ad incularvi (e mi riferisco a chiunque, non ai titolari), e Rocco Siffredi non c’entra nulla, che vi piaccia o meno 🙂

E adesso…..mmmmmmusica maestro:

 

20 pensieri su “La gentilezza del titolare me la sbatto nei coglioni.

  1. Gentilmente…
    Quando nel 1995 ero in ospedale a causa della mia ischemia midollare la società, da cui ero stata spremuta fino ad avere crisi di panico e disturbi alimentari dovuti allo stress e alle umiliazioni subite, mi ha ripagato presentandosi nella persona del capo del personale, un notaio e due testimoni per avere le mie dimissioni (io non ero in grado di firmarle) e ho acconsentito a voce purché la sofferenza di quel momento finisse in fretta.
    La gentilezza…
    Ho chiesto a qualcuno di coprirmi il viso col lenzuolo (era inverno e avevo 40 gradi di febbre). Così finalmente sola ho pianto.
    Vincenzo…
    Credo di sapere di che cosa tu stai parlando.
    Ti abbraccio di cuore ❤ Grazie
    Vicky

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  2. C’è UN post passato a cui tengo moltissimo ed è lì che ti aspetta al varco. Non vedo l’ora (non da oggi) che tu lo legga. Per carità, forse l’hai già fatto e non ti è piaciuto ! Quale ? Non te lo dico. È dal primo momento che sei approdata su questo pianeta che sto aspettando un tuo pensiero in merito. Vedremo 😀😉

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  3. Aaaaaaaahahahahahahaha….ma che ridere. È sempre così quelli che valgono di più, scrivono di meno e a tappe alterne. Ooookay, le orecchie ora sono leccate all’indietro in tono sommesso, le spallucce tipo alette di pollo sotto le ascelle ben chiuse. Afpetto con la f e zitta.😃

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  4. Carissima te l’ho detto: sono un blogger che scrive poco e solo quando trova l’ispirazione. Da quando ho conosciuto te ho riesumato mille appunti che avevo conservato nel fondo di un cassetto, in fondo alla casa, in fondo al paese 😀😀. Di sicuro salterò fuori molto prima rispetto a quella che chiamo “epoca pre-Paola”. 😀😀😀

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  5. Sono ferma a questo post……..ma prima o poi che poi potrebbe essere 2036, 2043, 2025, Natale o un futura Pasqua o un Halloween, scriverai? Ok sono una rompi ballsssss con 15 s ma io afpetto con l f.
    Ok vado indietro nei post, meglio che niente, il tuo prima del dopo.
    👍🥴

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  6. Ho sorriso sì ma in modo amaro pensando ai capi come il tuo. Giorni fa una mia giovane amica parlava del suo che crede di essere uno che capisce tutto mentre invece è un perfetto idiota. (così lo definisce lei perchè io non lo conosco.)

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  7. confermo in toto. E di terroni ce ne son di buoni e di meno buoni, di gran lavoratori e di gran fannulloni, come in qualsiasi altra etnia regionale. Ndr: io le più grandi fregate le prendevo dai trevigiani.

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