Arancina Meccanica.

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Vi è mai capitato di fare i turisti a casa vostra ?

Durante le feste natalizie ho coronato (si può dire corona ?) un mezzo sogno che coltivavo da tempo, ovvero quello di vivere la mia Palermo dal punto di vista, per me inedito, del turista.

Mamma è veciota (avrei preferito di gran lunga diventarlo io prima di lei) quindi, un po’ per sopraggiunti limiti d’età, un po’ per questa mia perenne voglia di sperimentare, mi sono concesso il mini lusso di guardare Palermo con lo sguardo, ripeto, del turista per caso.

In questa mia “voglia esplorativa”, mi ritrovai in una selva oscura, pardon, seduto su una panchina della mia amatissima Via Libertà (centro di Palermo), a cercare ristoranti tipici.

Su consiglio di un venditore di almanacchi, decisi di provare il Ristorante da Pino, alle porte del borgo vecchio e vicino alla centralissima Piazza Politeama.

Il pranzo da Pino ha rappresentato una delle chicche della mia breve sortita palermitana. Entrando si respira immediatamente l’aria del posto non alla buona ma alla buonissima. Una trattoria d’altri tempi, con innumerevoli fotografie della squadra rosanero appese alle pareti e un cameriere che ti elenca a memoria le pietanze del menù.

All’inizio pensavo di essere in un posto frequentato dai peggiori abitanti di Caracas trasferitisi a Palermo, invece dopo mi sono ricreduto. Il locale si è riempito e il “vociare” ha interrotto il silenzio surreale che c’era quando sono arrivato (e che in un locale siculo che si rispetti non può MAI esserci !).

Ho riscoperto la piacevolissima sensazione di mangiare sentendo parlare un dialetto che conosco benissimo. Stupendo. Per non apparire troppo fighetto e non fare la classica pessima figura del polentone in vacanza, ordinai rigorosamente in dialetto. Non sono più abituato, ma era molto meglio sforzarsi, piuttosto che fare la figura del damerino (anche perchè io sono un tipo sempre molto elegante, direi quasi un DucaConte, mica cazzi !).

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Passta con sarde e finocchi. Foto “ilcuoreinpentola.it”.

Ordinai uno dei piatti ultra-tipici di palermo, ovvero “a pasta chi sardi”. Ne vado pazzo. La nostra pasta con le sarde è “arricchita” dal finocchietto selvatico, una pianta aromatica che, recentemente, ho trovato anche a Verona. A parte mi è stata servita una ciotolina contenente la cosidetta “muddica atturrata” che si sparge sopra, come se fosse il formaggio grattuggiato.

La muddica atturrata, come dice la parola stessa (lo avete capito, no ??), è il pangrattato fatto abbrustolire nella padella. Può piacere o non piacere (come il pesce ratto..) ma … ci sta. La cosa divertente è che quando mia madre preparava questo stupendo primo piatto, io evitavo di metterci “a muddica”, perchè non mi entusiasmava il suo sapore e preferivo di gran lunga spararmi nel gargarozzo il condimento nudo e crudo.

Da Pino invece diedi una generosa spolverata di muddica. E’ il veronese che è in me a farmi fare certe cose. Erano anni che non vedevo la muddica atturrata, con tutto il rispetto potrei paragonarla all’organo riproduttivo femminile.

Non sto qui a perdere altro tempo per dirvi che questo “condimento nel condimento” lo si usa metterlo nella pasta con le sarde, ma anche nella cosidetta pasta c’anciova oppure … dove volete ! Mi fermo qui, perchè se inizio a parlare delle specialità sicule non la finisco più ma soprattutto non sono bravo a descrivere i piatti e a parlare di cucina.

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la muddica atturata. Foto lacucinadirosalba

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versione “completa”, ovvero pasta con le sarde con la “spolverata” di muddica atturrata. foto ladridiricette.

Vi raccontai di Pino non solo per dirvi cosa ho mangiato ma anche perchè, uscendo da quel ristorante, pieno come un uovo e soddisfatto come un bimbo che si è appena smerdato, pensai che non si finisce mai di imparare.

Sono un palermitano tuttotondo (più tondo che tutto), eppure, sarà perchè praticamente mezza vita l’ho vissuta in Veneto (20 anni su 50; se consideriamo che i primi 10 anni non capisci un cazzo…), sarà perchè quando vivi beatamente nella tua bella città non pensi certo a certe “etichette”, ma un po’ mi vergognai di non sapere cosa cavolo intendeva l’omino citando la “pasta alla glassa”.

Ero talmente incazzato per questa mia defaiance che, mentre camminavo per la via Roma, mi venne istintivo “scippare” (educatamente) un iPad ad un ragazzino dall’aspetto cretino e che si chiamava Filippino. Non volevo certo derubarlo, ma solo fare una rapida consultazione. Come disse Aristotele, ero sazio di panza ma voglioso di sapere.

Cercai su Google e mi resi conto che per pasta alla glassa l’oste della malora intendeva … la pasta con la glassa ! Mai sentita nominare !

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finocchietto selvatico. foto web

Sull’internetti troverete “pasta con la glassa”. Dopo aver cucinato lo spezzatino di vitello con le patate, si recupera il fondo di cottura. E’ una procedura che nacque quando c’era molto pititto (fame) e non si buttava via nulla.

Ecco, in quel momento io non collegai le due cose; sarebbe stato un bel derby fra pasta alla glassa e pasta con le sarde.

La pasta con le patate a casa mia aveva ben tre versioni: la 1.0 era la già citata glassa ma che noi abbiamo sempre chiamato “aggrassata“; non era solo fondo ma c’erano proprio le patate che diventavano una sorta di crema (attenzione non come il purea !). La 2.0 era “chi patati asciutta“, semplicissima, la so cucinare perfino io, ovvero le patate cotte a cubetti e prezzemolo. Infine la 3.0 era “a minestra”, simile a quella cucinata con i legumi. Ci ho impiegato anni a far capire ai miei amici veronesi che da noi la “pasta a minestra” è quella che loro chiamano “minestra di pasta”. Un giorno ci capiremo. Sarò morto e seporto, ma ci capiremo.

Torniamo in Via Roma.

Dopo che mi sono finalmente “acculturato” sulla glassa, ricevo un romanticissimo calcio in culo. Mi  giro di scatto, ovviamente fra lo stupito ed il basito, e vedo tre loschi individui vestiti di bianco che mi aggrediscono con parole non certo uscite fuori dalla bocca di Giosuè Carducci. “Pezzu i mierda ti volevi futtiri u tabbrett ri mio cugggino Filippino ??”.

Erano i parenti del ragazzino dell’iPad, il quale, dopo la mia mossa e la mia frase che sul momento mi sembrò alquanto buddista e distensiva (“Cugghiuni, dammi un attimo sto tablet e non ci scassare a minchia !”), andò di corsa a chiamare i parenti serpenti.

Minchia quante legnate presi quel giorno ! Un calcio a destra, uno a sinistra, un pugno in testa, un ceffone a sinistra. Fu qualcosa di doloroso ed interminabile, quasi quanto un concerto di Claudio Baglioni.

La cosa assurda è che mentre loro mi picchiavano io pensavo: ma perchè sono tutti vestiti di bianco ??

Al diciottesimo pugno mi apparve l’arcangelo Gabriele, il quale mi indicò un furgone posteggiato nei pressi, con le quattro frecce accese (perchè noi palermitani rispettiamo il codice della strada !) e la scritta in rosso “Gli Angeli del Tinteggio”.

A facc ‘du cazzu (come direbbero a Parigi), manco mal (meno male) che erano Angeli ! Ed io che, poco prima di questo triste evento, avevo in testa solo il significato di glassa e che arancina mangiare la sera (accarne o abburro ??) !

L’indomani decisi di scivere un post chiamato Arancina Meccanica perchè la scena mi ricordò il film di Kubrick. Io che sognavo una buona arancina e che invece mi ritrovai al pronto soccorso ! Cercando sul web ho anche trovato la locandina modificata da un certo Marco Bonafede che, in fede, ringrazio.

Ciao ragazzi, scusate gli errori. Inutile dirvi che fino alla storia del tablet, è tutto verissimo 🙂

                                                                                Vincenzo Mobys

Postilla con titolo: 24 Febbraio.

Scusate la lunghezza dell’articolo, mi sono ripromesso di essere molto più sintetico e vedrete che prima o poi ci riuscirò.

In ogni caso, volevo scrivere un post per ringraziare davvero di cuore tutte le persone che recentemente hanno iniziato a seguire questo blog che aveva chiuso i battenti proprio perchè non mi andava di scrivere solo per me ed il mio amico immaginario. 

Grazie Paola (Misteryously) e grazie a tutti !! Siete la conferma che, come dico da 48 anni meno 24 ore, spesso basta pochissimo per far felice una persona. Non è solo una questione di “quanto sei bravo Mobys !”, ma di Esserci.

Fra poche ore, ovvero il 24 febbraio, festeggio il mio compleanno. Ho scelto di pubblicare un post in questo week end proprio perchè, per la prima volta, voglio condividere questa giornata con tutti voi, perchè siete persone speciali che avete deciso di dedicarmi un tempo che pochissimi altri mi hanno rivolto durante la mia decennale esperienza di blogger. Lunedì spegnerò (virtualmente…) le candeline davanti a tutti voi.

Comunque finirà questo blog (e comunque finirò io…): Grazie !!

Siate affamati, siate folli e ricordatevi che nel mondo esistono anche gli altri.

 

 

24 pensieri su “Arancina Meccanica.

  1. Ciao carissima. Ricordo ancora l’ottimo umore che avevo quando scrissi quel post in gran parte fantasioso. Non che oggi sia triste e depresso ma sicuramente la pandemia (come dissi a Paola in separata sede) mi ha allontanato dalla tastiera. Troppa poca “lucidità” per scrivere qualcosa che abbia quantomeno un senso. Ti saluto buonanotte e buon 1 maggio. W Milano, W te. 😍😀

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  2. Vincenzino bello, come ho potuto perdermi il post, il tuo compleanno e l’acquolina in bocca per le cose sicule che hai mangiato?!?
    Mi inginocchio sui ceci (tanto non posso farlo) e ti bacio da Milano ❤
    Quindi ora non ti trovi in continente? Sei stato “trattenuto” lì?
    Continua a scrivere, leggerti mi da’ gioia (calci in culo no no).
    Ti voglio bene, buon compleanno,
    vicky

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  3. Tramite un sito avevo ingaggiato una simpatica compagnia a 249 euro, iva compresa. Alle 19.00 apro la porta e mi si spunta un trans. Dico, vero che di questi tempi non si butta via niente, ma io già pregustavo una Svetlana invece spuntò Mauricio. 😭😭😭

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  4. Buona la mollica tostata!!! E’ praticamente una gratinatura speedy…
    So che una volta non ci facevi molto caso, ma forse negli anni hai iniziato ad “apprezzare” anche gli auguri…non si sa mai….allora ti faccio solo sapere che lo sapevo 🙂
    Mangio un’arancina in tuo onore!

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  5. Mi sono sbellicato all’”apparizione”’degli Angeli! Bello ritornare a casa e sentire quel’”aria” familiare. A me succede sempre quando imbocco la tangenziale dall’autostrada.
    A Palermo non sono mai stato e mi cospargo il capo di muddica.
    Un abbraccio da un altro emigrante.

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  6. Intanto domani ti farò un miliardo di auguri, occhio quindi alle mail. Poi ho letto davvero con piacere e quella pasta madre santa è una bontà divina. Mio marito è di origini sicule (Vittoria provincia di Ragusa) e ho mangiato cose che porto nel cuore per sempre. È una terra splendida che amo.
    E scrivi, scrivi e scrivi…..tu ci rendi felici!!!!! Un abbraccio. Paola

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  7. Hai fatto bene, si va sempre in giro poi ci sono cose della nostra città che nemmeno conosciamo, ci sentiamo domani per gli auguri, buona domenica 🙂

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