Una volta sono morto.

Innanzitutto Buona Festa della Mamma a tutte coloro che lo sono e a tutte le donne che lo diventeranno.

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La MIA lavagnetta magnetica: esiste davvero ! 🙂

Vi ho raccontato di quella volta che sono morto ?

In quel tempo, abbandonai la vita terrena e mi ritrovai, dopo aver superato la selva oscura, nella vigna del Signore. Per uno che lavora nel campo vitivinicolo, direi che il quadro era quantomeno credibile.

Ho sempre immaginato, anche dopo aver abbandonato il cattolicesimo ed abbracciato il buddismo che, appena morto, la prima scena che mi si sarebbe presentata davanti agli occhi, fosse stata quella di San Pietro con una lunga barba bianca, scrivania, penna, calamaio e… tablet, giusto perché anche nella morte i controsensi devono regnare incontrastati nella mia mente.

Niente San Pietro. In realtà c’era una scrivania e la “persona” seduta dietro ad essa era una “cosa”. Non riuscivo a capire se fosse una donna, un uomo o addirittura un alieno. A tratti mi sembrava un po’ Anna Oxa, in altri frangenti Francesco Giorgino del Tg1, in altri ancora Roger di American Dad !

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Roger, l’alieno della serie “American Dad”.

La stanza non era molto illuminata, sembrava quasi una piccola sala cinematografica. Siamo presenti io, lui, un grande schermo (ma non 4K, le immagini sono stile proiettore 8mm), e un cartello giallo con una scritta nera che diceva “Addio bocca di rosa, con te se ne parte la primavera”. Mi chiedo subito cosa c’entri una delle mie canzoni preferite, ma poi penso che si riferisca alle tante Bocca di rosa che ho conosciuto (ehm, si…. come no !).

La prima immagine che vedo è quella del mio funerale. Cazzo, ma è una cerimonia cattolica con tanto di bara e prete che incensa tutto e tutti come se non ci fosse un domani ! Ecco, lo sapevo, anche da morto sono sfigato !

Il tizio (o la tizia, qualsiasi cosa sia…), guarda sia me che lo schermo, con movenze da arbitro di tennis. Non ha assolutamente nulla di “mistico”. Ad un certo punto, sbigottito, noto che apre una confezione di sgombro e se la magna usando solo un coltello, tipo Capitan Findus. E’ proprio in questo frangente che pronuncia finalmente le sue prime parole: “Devo dire che lo sgombro al naturale è molto meglio rispetto a quello all’olio di girasole !”. Ho il primo di una lunga serie di sussulti: Lei, oh Lei Illustrissimo, custode delle chiavi dell’Aldilà, parla la mia lingua dell’Aldiqua ???

Ero alquanto confuso. Tutto non aveva alcun senso, un po’ come Diletta Leotta quando indossa i pantaloni.

Mi siedo su una poltrona rosso relativo, tipo la Paola di Tiziano Ferro. Nella parete non scorre più nessuna immagine. Il tizio continua a mangiare quel cazzo di sgombro come se la scatoletta fosse senza fondo. Tutto tace. Silenzio assoluto. Entro nell’ottica di essere morto, anche perché non ho nessuna sensazione fisica (pisciatina notturna, pizzicotto, schiaffi, erezioni, ecc. Tuttavia più avanti piangerò !).

La prima cosa che mi viene in mente, dopo aver capito di essere morto, è il rammarico per non essere riuscito a fare le cose che sognavo di fare in vita. La mia “short list” è rimasta scritta sulla lavagna magnetica della mia cucina. Ecco, davanti ai miei occhi appare l’immagine di quella lavagna. E’ come se l’Illustrissimo volesse dirmi “cazzone, ormai ti attacchi al tram”.

Cosa avevo scritto ?

– Andare dal mio ex vicino, un tizio, che ho sempre chiamato Psyco e che ha reso la vita impossibile a tutto il condominio, portandomi financo alla decisione di vendere l’appartamento. Era un psicopatico nonché un misogino di prima categoria ed io pagai (non poco) il fatto che mi permisi di difendere le tre donne che aveva preso di mira.

Ecco, uno dei miei sogni era quello di tornare da Psyco e rifare con lui la stessa scena del film “Le Iene” (quanto amavo Tarantino quando ero vivo !). Stessa scena e stessa musichetta “Stuck in the middle with you”. Pur odiando il ballo, avevo perfino imparato a muovermi come Mr. Blonde 🙂 (se non avete tempo andate direttamente su 1.42 secondi e immaginate che un sacco di volte il Mobys ha fatto questi movimenti).

– Dire “stronza” anche solo ad una delle mie ex. In quel momento, non so il perché, mi venne in mente tal Elena di Vigasio e la sua romanticissima frase “A te piace la natura ? Anche dopo lo scherzo che ti ha fatto ?“. Era vero Amore.

– Vedere un panda e un pinguino di presenza.

– Vedere l’aurora boreale.

– Tornare nuovamente a Roma e stavolta spararmi nel gargarozzo l’Abbacchio alla scottadito (e relativo fritto panato).

– Vedere una partita allo stadio San Siro di Milano.

– Visitare la California.

– Cantare a squarciagola l’inno del Liverpool “You’ll Never Walk Alone”, ovviamente seduto allo stadio Anfield.

Poi ci sono cose, tante cose, non scritte. Cose che mi vengono in mente nel momento in cui mi alzo dalla poltrona. Non è una fase in cui posso stare seduto come se stessi guardando un film su Netflix.

Per esempio, avrei voluto chiedere scusa alle tante persone che ho trattato male, ma tanto la morte cancella tutto, mi perdoneranno lo stesso. Mi dispiace solo non avergli potuto spiegare che, spesso, li ho delusi a seguito delle tante bastonate che ho preso. Mi dispiace non essere riuscito a dire TUTTO ciò che ho passato davvero ad almeno UNA persona. Una. Me ne sarebbe bastata una. Non cambia la sostanza, ormai sono morto, ma mi sarebbe piaciuto lasciare la “vera” eredità del Mobys ad una persona, fratello, amico, amica, ex morosa, Gigi il troione, ecc.

Sarà perché mi sono alzato dalla sedia, ma nella parete di fronte a me riprendono le immagini. Sono i Ricordi. Allora è vero anche che quando muori ti scorre tutta la vita davanti agli occhi ! Piango come un picciriddu. Strano, su Google c’era scritto che da morti non si provano emozioni !

Scorrono immagini, alcune stupende altre tristi. Di qualche immagine onestamente non capisco il senso. E’ come se il “montaggio analogico” fosse stato fatto da un tizio più pazzo del sottoscritto. Vedo per esempio le protagoniste delle mie prime “eccitazioni”, ovvero Lorella Cuccarini e niente poco di meno anche tal Veronica Castro, indiscussa protagonista di una telenovela (“Mariana – Il diritto di nascere”), andata in onda nei magnifici anni ’80.

Scorrono, senza alcuna cronologia, ricordi di grandi e piccole gioie. Dal gol, all’89° minuto della finale Play-Off, del paraguaiano Gonzales Rivaldo, che consentì all’Avellino di disputare i tempi supplementari (e successivamente di conquistare la serie B a scapito del Foggia), alla scena di mio padre che, malgrado l’ennesima bocciatura scolastica, inizialmente mi dice che stiamo andando a discutere di lavoro presso un tizio, ma che invece si dirige alla Piaggio e mi regala una stupendissima Vespa Rush !

Scorrono gli amori, soprattutto quelli giovanissimi, quando facevi salire la morosetta sulla Vespa senza preoccuparti del casco o di essere in due su un 50. Erano tempi in cui facevi l’amore, non ti trombavi la prima vacca boia che ti capitava a tiro giusto per passare il tempo o mettere l’ennesima bandierina. Ai tempi le donne capivano…

Guardando queste immagini penso, ahimè per la prima volta, che forse non è andato tutto perso, e che probabilmente la mia vita è stata “più migliore”, rispetto a quanto percepivo da vivo. Forse.

Adesso scorrono le immagini di chi mi ha “abbandonato”. In quel momento, all’angoscia subentra la speranza, forse addirittura qualche chilo di gioia: “Dai vecio, dai che ci rivediamo !”. Ecco la resa dei conti, finalmente posso chiedere ad un mio caro estinto perchè cazzo non mi abbia mai “agevolato” un terno al lotto, invece di farmi fare una vita di merda fra le altre cose comprando, per risparmiare, i prodotti in scadenza da Martinelli ! 🙂

L’omino, che ho chiamato in questo articolo “Illustrissimo”, finalmente ha una reazione decente e mi indica una porta. Non parla, indica. Io, quella porta color merda, ancora non l’avevo notata ! Capisco che devo aprirla, che è giunta l’ora di uscire da quella stanza. Apro, ma non vedo nulla di quanto avevo immaginato. Niente Paradiso, Inferno, Dante, Beatrice, ecc..

C’è un normalissimo corridoio illuminato da torce infuocate. Mi sembra il  sotterraneo di un castello. Lo attraverso e intanto sento il rumore del mare.

Questa è una cosa che ovviamente non avevo scritto sulla lavagnetta, ma che rappresentava un mio sogno, ovvero quello di morire guardando il mare o comunque sentendo il rumore (che per me è un suono) delle onde.

Procedo in questo lungo corridoio. Ho sempre letto che in fondo al tunnel vedi una Luce, ma io non vedo un cazzo, non vedo la fine del corridoio, sembra infinito. Intanto continuo a sentire, solo sentire, il rumore delle onde del mare che si infrangono sugli scogli. Ecco, finalmente arrivo davanti ad una seconda porta.

Ci siamo, la speranza di incontrare chi è arrivato qui prima di me si fa sempre più forte. Niente più immagini, ricordi, amori, Liverpool, fighe, sesso sfrenato, ecc.. Dentro di me c’è SOLO il “dopo” e non è una questione geografica, ma una sensazione che ho dentro.

Prima di girare la maniglia di ottone di questa porta color giallo canarino (e con il simbolo dell’infinito che appare bello grande e di colore viola), mi fermo qualche attimo. Ho tantissima paura. Tremo pensando a cosa potrà mai esserci dietro quella porta ma intanto penso: “Che colori del cazzo ! Ghe un mona che me dise se è il Paradiso o Burano ?”.

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Immagine presa dal web.

Il pensiero che mi blocca maggiormente è un altro: il bilancio (e non più la bilancia, come quando ero in vita…).

Adesso che è tutto finito mi chiedo se mi trovavo nel posto “giusto”. Fatto fui per morire da palermitano in un anonimo Caprino Veronese ? Ciò che avevo, sia in ambito lavorativo che in quello amichevole, era il massimo a cui potevo aspirare ?

Insomma, ho fatto tutto bene o mi è stata data l’opportunità (leggi: Vita) di suonare in una grande orchestra come la Wiener Philarmoniker di Vienna, ma mi sono presentato in bermuda, camicia hawayana e uno scacciapensieri siculo da suonare ? La mia mezza-sensazione è che, a parte l’acquisto dell’Alfa Mito rosso Ferrari, non ne abbia azzeccate chissà quante, da quando, a otto anni, iniziai a tifare per l’Avellino, alla fine.

Apro la porta. Sono nel mio letto, nella mia stanza di Caprino. Mi sono svegliato. Nottataccia. Maledetta ricetta di broccoli con bresciamella e prosciutto “da cuocere al forno per venti minuti a 160° “ ! Ma Baffanculo, dopo tantissimi anni, lo cancellai dai miei piatti preferiti 🙂

Dirvi che mi sentivo confuso, spaesato, spossato, è il minimo. Accendo la luce, mi alzo, asciugandomi gli occhi con uno dei miei fazzoletti di carta al profumo di aloe (perché tu vali anche quando fai etciù …!).

Ho bisogno di un drink, anche se sono le 2.37 di notte. Vado a farmi un doppio bicchiere di acqua con due cubetti di ghiaccio e tanto Anice. Ho bisogno di qualcosa di forte :-). Passa qualche minuto e torno a letto. Meglio che mi rimetta a dormire perché domani siamo ancora a martedì.

Da quella porta, sinceramente, mi aspettavo qualcosa di meglio 🙂


Per i video ringrazio (a parte ovviamente YouTube) :

 

 

 

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