Vado a fare due passi.

Quante versioni di Mobys avete conosciuto in questi lunghi tredici anni di Blog ? Io penso una decina !

In questi ultimi due mesi, ho pensato per l’ennesima volta al senso di questo Blog. Tranquilli, a differenza degli altri Mobys, non vi parlerò di “Facebookizzazione di WordPress”, di blog che hanno cento “Like” e duecento commenti dopo aver semplicemente linkato un articolo scritto da altri e scrivendo in fondo “Mi ha fatto riflettere. Voi che ne pensate ?” (minchia che grande fatica letteraria !).

No, amici miei, niente polemiche stavolta. Niente drammi inerenti quel post a cui tenevo particolarmente ma letto dai soliti quattro gatti, niente rabbia, niente discussioni antropologiche-filosofiche-sociologiche sul fatto che i blog sono morti, forse si, forse no, forse sono come gli zombie di walking dead. Niente “sono troppo depresso per scrivere”, “devo curarmi la gonorrea”, “il Vagisil mi procura forti dolori alla testa”, ecc.

I numeri sono buoni. E’ giunta l’ora di ammetterlo, dopo anni ed anni in cui vi ho scassato la minchia sul mio audience da Rete 4.

Grazie. Scrivo da quando avevo i peli del culo a batuffoli e non avrei mai immaginato che un giorno sarei stato letto da una cinquantina di persone. Numeri ridicoli, per carità, ma mi piace pensare alla qualità dei miei lettori, non alla quantità. L’ho capito tardi, l’ho capito grazie a RedBavon e alla mitica Paoletta, ma ci sono arrivato anche io. Grazie (per l’ennesima ed ultima volta) Claudio, grazie grande artista Pioletti.

Adesso è tempo di salutare, di fermarsi.

Avrei potuto fare come sempre: se non mi va di scrivere per due mesi, mica arriva una multa a casa ! Ho scelto la strada del saluto perchè questa è una comunità (blogger, lettori, amici reali, amici che mi hanno letto tramite uopappe, conoscenti di facebook, ecc.) che mi sembra giusto salutare e soprattutto ringraziare. Non mi piaceva l’idea di “lasciare morire la cosa”.

Questa sorta di “loop” infinito, mi ha stancato, lo ammetto. E’ uno dei miei mille controsensi. Da un lato adoro le mie abitudini, il mio pranzo del sabato nello stesso ristorante e nello stesso posto fronte tv (e quando l’ho trovato occupato ho ucciso il tizio usando la scusa che amo Tarantino), il mio amatissimo spaghetto aglio, olio e peperoncino, la mia brioche con pistacchio (e caffè lunghetto) della domenica, il posto in aereo lato finestrino nelle file di sinistra, ecc. ecc. Dall’altro, certi meccanismi che si ripetono continuamente, mi fanno sentire come un criceto nella ruota, e quindi devo assolutamente interromperli, dopo un giorno, due mesi o dieci anni, non importa. Nel momento in cui assumo la consapevolezza che stiamo ripetendo sempre lo stesso copione, io devo scendere dal palco.

Ho interrotto la pratica buddista che per certi versi mi ha fatto rinascere, proprio perchè eravamo entrati, col mio gruppo, nel loop “io recito, il capo mi ha detto brava, recito, il capo mi ha dato un aumento, recito, ho trovato un parcheggio gratis al centro di Milano”. Idem per le foto su Flickr. Oggi ho circa ottomila follower, ma sapete quanto me ne frega ?

Basta !

Ai vostri occhi magari sarà tutto normalissimo, ma io la vedo così. La ruota del criceto del blog è: do uno sguardo agli appunti, ad un certo punto scatta una molla, mi sento di poter scrivere un post, poggio il mio reale culo sulla seggiola, scrivo, correggo, faccio (a volte) le due di notte perchè ci sono pezzi che non mi piacciono, pubblico, ottengo due-tre mi piace, quattro-cinque commenti, e dopo due giorni le persone che visitano questo sito lo fanno non per l’ultimo articolo che ho scritto, ma per leggere del Gohonzon buddista, della Soka Gakkai, di quanto costa una puttana, degli scambisti del monte baldo. L’effetto ultimo post dura al massimo 36 ore, praticamente quanto una mia storia d’amore. Dopo qualche settimana/mese ogni post raggiunge un discreto livello di visitatori. Ok, e allora ?

Qualche persona a me cara (forse una delle due-tre, iva compresa, che mi vuole un pizzico bene), quando mi vide abbattuto per l’ennesima delusione lavorativa, mi disse “Scrivi !”. Questo suo messaggio, questa semplicissima parola di sei lettere, mi fece riflettere. Scrivi.

A quel punto, anche se detto da me sembra incredibile, iniziai a pensare. Pensai anche al fatto che la mia lavatrice fa un casino come se dentro ci fosse la testa di un mio collega che gira (vaccagiuda che bella scena !), ma pensai soprattutto al fatto che già scrivo sul blog. Poi mi è apparso in sogno l’Arcangelo Gabriele con un criceto appoggiato sulla spalla destra e ho capito !

A volte non è sbagliata la passione che hai, ma dove la metti in pratica e magari anche con chi. E’ inutile parlare di mega fiorentine da mezzo chilo col mio amico ChefV. che pubblica ricette vegane, è inutile parlare di calcio con chi dice Rubentus, è inutile parlare di politica con chi non è mai andato a votare “perchè fanno tutti schifo”.

Battute a parte, nel mio iPhone ci sono una marea di appunti, sia scritti che vocali, e altre frasi scritte sul mio taccuino. Dopo tanti, forse troppi (il loop che citavo non è nato ieri…), anni di blog, forse è arrivato il momento di scrivere un libro. Un libro vero, non come quello di cui vi parlai tempo fa.

Esco, vi saluto e, alla faccia del covid, abbraccio tutti quanti. Non sto a fare il mieloso citando questo o quella: lo sapete benissimo che vi voglio DAVVERO un sacco di bene. Avete perso qualche minuto del vostro prezioso tempo per commentare qualcosa scritta da un eterno pirla palermitano-caprinese.

Grazie. Potevate girarvi dall’altra parte, potevate fare i superficiali come la stragande maggioranza delle persone dei nostri giorni, ovvero dire per esempio ammazzati nel momento in cui sanno che stai male, ma voi, chi più, chi meno, per fortuna siete fatti di una pasta speciale.

Ovviamente è prestissimo per dire se scriverò sul serio un libro, così come è altrettanto ovvio che magari me lo terrò tutto per me. Non sto scrivendo questo post per dirvi che sono diventato uno scrittore mentre facevo benzina all’Agip !

E’ un’idea, un progetto, una cosa nuova, qualcosa su cui voglio lavorare, dedicare un po’ del mio tempo libero. Scrivere, non per diventare il Giorgio Faletti de noialtri, ma per il piacere di farlo e soprattutto senza pensare che ho scritto già troppo o ai commenti che riceverò nelle prossime ore.

Ciao. Ricordatevi che io ci sarò sempre, non smetterò di leggervi e di commentare.

Non sbatto la porta, non mando affanculo nessuno.

Vado semplicemente a fare due passi…

Vincenzo Mobys

Friends will be friends
When you’re through with life and all hope is lost
Hold out your hand ‘cause friends will be friends
Right till the end.

8 Comments

  1. Qualsiasi modalità tu sceglierai per farci sbirciare “dentro” i tuoi pensieri, sarà come un regalo. Come sempre.
    L’importante è sapere che hai voglia di condividerlo con noi: nel bene e nel male, sia per ridere che per riflettere…
    Perchè il tuo “dentro” è un posto meraviglioso, quando lo fai uscire.
    Un abbraccio

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  2. Reputo il mezzo obsoleto da tempo, ma ti ha fatto divertire, rilassare, crescere, questo è importante….. giusto cambiare? Si perché no, tornerai? Si perché no, è solamente un tuo passatempo trattalo come tale per cui se ti ha stancato ottima idea cambiare e “staccare”. In attesa di “non tutte le ciambelle riescono col buco 2” ciao ciao e a presto 😘

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  3. Mi dispiace molto, ma ti capisco, sto facendo due passi pure io, quando e se mi tornerà la voglia pubblicherò qualcosa, per ora ho un po’ di rigetto e quindi va bene così.
    Spero di rileggerti prima o poi, buon proseguimento 😉

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  4. Un abbraccio forte! È la prima cosa che mi è balzata tra le dita quando ho letto l’ultima parola. Sono felice che tu sia arrivato a questo punto e…tu abbia messo il punto. Un punto e a capo. All’abbraccio aggiungo anche una gran pacca sulla spalla e ti auguro “buon viaggio”. Ci si ribecca a qualche incrocio. Se passi per Roma, se ne hai voglia, ci si vede perfino tiè! Alla via così.

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