Amore e Guerra.

Vi ho mai raccontato di quella volta che andai in Siberia ?

Era il lontano 2002 e decisi di trascorrere una decina di giorni a sud della Siberia, esattamente nella Repubblica di Tuva.

Il fine principale del mio viaggio era, a parte scattare il solito miliardo di foto, quello di incontrare uno sciamano che avevo conosciuto tramite chat.

Ancora oggi ho davanti agli occhi il rituale tipico in cui si balla attorno al fuoco. Rituale non accessibile a chiunque ma solo ad un certo tipo di persone. Il Mobys aveva le sue conoscenze ai piani alti, probabilmente dovuto al fatto che sono nato in un attico.

Furono giorni molto intensi, in cui si mischiavano perfettamente sacro e profano, cultura e mistico, cibo e biochetasi.

Un giorno visitai il bellissimo Lago Dus-Khol, perché un mio amico di Verona, Alessandro (detto Biancaneve per certi suoi vizi che non stiamo qui a discutere), mi aveva detto che farsi un bagno in quel lago e ricoprendosi di fango, avendo esso grandi proprietà terapeutiche, avrei risolto il problema di “sciatalgia al pene” (malattia rarissima) che mi attanagliava da tempo.

Fu in questo “luogo magico”, che vi consiglio caldamente di visitare, specie se siete in giro dalle parti di Molfetta, che conobbi tre persone con i quali si instaurò un bellissimo rapporto e una rara complicità, tale da farmi trascorrere la maggior parte della vacanza con loro. Dalla mattina alla sera eravamo insieme, a volte anche la notte. C’era un’intesa da fare invidia perfino al profumo.

Eravamo i quattro dell’apocalisse: Vincenzo, l’italiano, il siculo trasferitosi a Verona da un annetto, Vladimir, un russo 50enne dall’aspetto di un impiegato della Motorizzazione, Volodymyr, un divertentissimo ucraino sei anni più piccolo di me (24 enne) e Lucas, un ragazzo appena maggiorenne proveniente da Rio de Janeiro, ovvero “un picciotto do brasil”, come si dice da queste parti (ma ‘dde che ?).

Che bella vacanza ! Di quella vacanza, forse una delle più belle della mia vita, mi dispiacquero solo due cose: il fatto che sia finita troppo presto e il furioso litigio, avvenuto proprio l’ultima sera prima di ripartire, fra Vlady e Volody. Peccato, era andato tutto bene, a nessuno di noi tre giovincelli era pesata l’età del russo, anzi, era una sorta di saggio del gruppo. Inoltre, la sua goffaggine quando ci si trovava dinnanzi a qualche donzella in uno dei piccantissimi locali di Kyzyl, ci faceva tanto divertire. Ovviamente le serate erano tutte musica, Vodka (tantissima Vodka, infatti dopo quella vacanza, smisi di bere e divenni ateo), femmine, minigonne ascellari, bionde, brune, bionde sopra e rosse sotto, ecc. ecc.

I “tre amigos”: io (a destra), Vladimir (con la maglietta rossa “Peace & Love”) e Volodymyr all’inizio della vacanza a Tuva (esattamente nel bellissimo Lago Dus-Khol)

L’ultima serata insieme, che poi sarebbe stata l’ultima volta in cui, malgrado le promesse, ci siamo visti di persona, come dicevo prima, qualcosa andò storto. Secondo me, incise parecchio la classica “sindrome da fine vacanza”, ovvero intuisci, sia tu che il tuo organo genitale, che le vacanze stanno finendo e inizi a scassare la minchia su qualsiasi virgola. Avete presente una donna all’Ikea ?

Quella fu anche la serata di Ekaterina, mio grande amore, o meglio, uno dei 1.456 amori della mia vita, russa di Soči (che allora era una cittadina che contava quanto il partito dei verdi in Italia), unica persona con la quale parlavo in italiano perché lei lo studiava in Università e, anzi, le piaceva il fatto che con me poteva fare pratica, così come a me piaceva fare altro tipo di pratiche con lei (la sciatalgia passò senza sciamani). Non meno bella era tal …, aspè, come cazzo si chiamava ? Regia, presto, dammi il nome dell’altra biondina ! Ah ecco, era Olena !

Olena era anch’essa ucraina, parlava inglese come tutti noi (io lo so parlare talmente bene che sembro un sardo) e, per ovvie ragioni meramente linguistiche (dove lingua ha molti significati), se la intendeva benissimo con Volodymyr.

Sta cosa faceva andare su tutte e furie quel tizzone d’inferno di Vladimir. Durante le vacanze fece le sue conquiste, ebbe le sue avventure, si divertì malgrado, ripeto, il suo atteggiamento più tendente al coglione che al simpatico, eppure, quella sera, porco cane, non accettò il fatto che i due ucraini fossero non solo picci-picci ma anche pucci-pucci !!

Da sinistra: io, Ekaterina, Olena, Volodymyr, Lucas e Vladimir.

Ad un certo punto, intorno alle 3 del mattino, mi ritrovo in una Selva Oscura (era il nome del locale, ovviamente “Темный лес” scritto in russiberiano), con Ekaterina seduta sulle mie ginocchia, completamente ubriaca, che continuava a ripetermi “tu portare me a Verona, io Giulietta tu Romolo“, oppure altre frasi senza senso tipo “Io prometto non spezzare mai spagetti“, frase che in realtà ha moltissimo senso, ma non alle tre di notte, mentre qualcuno spazzava il pavimento come a volerci dire “potete andare fora dalle bale ??”.

Alla mia destra c’era Lucas che, con la cannuccia in bocca malgrado il bicchiere fosse ormai vuoto da chissà quanti secoli, fissava un punto del tavolo. Il suo sguardo era perso, triste, spento, direi “da lunedì mattina”. Ad un certo punto, molla finalmente la cannuccia, mi guarda e mi fa: “Vicezo, I want to become a tranny !!”. Dopo tantissimi anni ovviamente i miei ricordi sono confusi, avevo bevuto anch’io, ma ricordo che gli risposi con un romantico cazzi tua !

Di fronte c’erano Olena e Volody, i quali erano due corpi e un’anima, anzi forse un unico corpo perché, probabilmente a causa delle luci basse, non riuscivo a capire dove iniziava il corpo di uno e finiva quello dell’altra.

Accanto a loro c’era Vladimir che li guardava e piangeva. “I saw her first !! I saw her first !!“, continuava a ripetere. Io cercavo di rincuorarlo (pratica che poi diventò il mio mestiere), gli dicevo che non era importante il fatto che l’aveva vista prima, che doveva essere contento per il nostro amico, anche perché quella non era la classica coppietta nata in vacanza tanto per farsi la scopatina, si vedeva che era sbocciato qualcosa di importante, prova ne sia che, a settembre del 2003, si sposarono. Fra parentesi, fui invitato alle nozze, ma ai tempi ero interinale e non potevo assentarmi, altrimenti avrei preso la mia mitica Punto e sarei partito, tanto una volta che superi il Passante di Mestre, sei praticamente a Kjev.

Non ho più rivisto nessuno dei tre-quattro. Foto del bellissimo matrimonio a parte, ricevetti quelle di Lucas che diventò Alex, una bellissima trans che si è trasferita a Belo Horizonte. Si occupa di public relations, che tradotto vuol dire praticamente che si prostituisce.

Vladimir non so se sia ancora vivo o meno. Oggi avrebbe circa 70 anni, si starà godendo la pensione pescando luccio e altri pesciolini in qualche lago o fiume russo. So che si è sposato e poi separato. Sicuramente avrà mantenuto il suo caratteraccio mica tanto facile.

Ricordo ancora le sue parole quando, uscendo dal locale, stavamo entrando ognuno del proprio Taxi. Mi guardò con sguardo quasi da “Occhio della madre” di fantozziana memoria, e mi disse le sue uniche parole in italiano di quella vacanza: “Un giorno lo spiezzerò in due !!!“.

E adesso, come vi dicevo quando ero un blogger che bloggava, alzate il volume a manetta e concedetevi il lusso di fare una cosa che solo poche persone riescono a fare per davvero: ASCOLTARE !

A presto, Vincenzo Mobys

21 pensieri riguardo “Amore e Guerra.

    1. Ciao Giusy-Nemesys, grazie per la visita ed il commento. Già ieri sera stavo dando una sbirciata al tuo blog. Mi ha subito colpito il tuo motto “Il mio modo di esserci” che sarebbe PERFETTO anche per il mio Pianeta Mobys ! 🙂 Nei prossimi giorni darò un’occhiata più approfondita. Intanto grazie ancora.

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      1. Ciao chiamami pure Giusy no problem. Anch’io ieri sera ho soltanto dato ina sbirciata veloce al tuo di blog, in questi periodo sono un pò incasinata, però da quel poco letto ho notato anche una certa ironia nel tuo modo di raccontare e devo dire che mi piace molto. Con calma pure io sfoglierò meglio le tue pagine. Buona giornata 😊

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  1. Caro Vincenzo , articolo che maschera dietro il racconto scanzonato e divertente un grande messaggio. Finalmente sei tornato ad allietare i tuoi lettori , peccato soltanto il contesto che ti ha portato a farlo (la guerra). Spero che vorrai continuare a scrivere , un po per farci svagare da questo clima cupo e triste , ma molto piu’ per farci “tornare nel tuo mondo” . Un caloroso abbraccio . Francesco

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    1. Ciao Francesco, pensa che addirittura non ricordavo certi passaggi di WordPress 🙂 Sono andato a vedere quando pubblicai l’ultimo articolo e ciò risale addirittura a luglio scorso ! Altro che due passi ! Adesso, sinceramente, non so cosa accadrà. Qualcosa, tuttavia, da questa esperienza (leggasi lunga pausa) l’ho imparata: che è inutile fare le corse per forza (pubblicare tanto per pubblicare), così come è stupido auto-censurarsi. Insomma la chiave è sempre la stessa: va dove di porta il cuore. E’ un periodo già complicato di suo, non mi sembra i caso per crearsi ulteriori teghe. Vuoi scrivere ? Scrivi. Vuoi staccare ? Stacca. Grazie per il commento.

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  2. Vincenzo, caro omonimo, sei un Uomo che si merita questo nome.
    Bellissimo il video di “Give peace a chance” il cui messaggio condivido anche se il Vietnam fa ancora emozione… Tanta!
    E l’Afghanistan, la Siria, ecc…? Dove eravamo?
    E sia chiaro, Vince: nè Di Maio nè questo governo mi rappresenta.
    Per fermare le guerre non bisogna fabbricare armi e venderle, così come acquistarle.
    In tutto ciò, FELICE di leggerti!

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    1. Grazie carissima Vicky ! Si, lo so, c’è sempre un motivo per dire “dove eravamo ?”, “cosa abbiamo fatto ?”, ecc. ecc. Purtroppo la vita non è tutta bianco o nero, bello contro brutto, cattivi contro buoni. La via di mezzo è molto più ampia di quanto ci si immagini, nella guerra e nella vita di ogni giorno. Ti abbraccio e aggiungo anche “forte” 🙂

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  3. Grazie di essere tornato a scrivere!
    Mi hai fatto sorridere anche se la brutta sensazione della guerra è proprio lì dentro alle tue parole.
    Come il grande Benigni che riuscì a farci ridere in un campo di concentramento, devo dire che non è da tutti riuscire a far coesistere in un testo due cose opposte tra loro.
    Non ne hai parlato apertamente ma solo tu sai scrivere così…
    Ancora grazie

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