Tutto chiede salvezza. Tranne Daniele.

(attenzione contiene Spoiler serie Tv Netflix “Tutto Chiede Salvezza”).

Probabilmente comprerò il libro “Tutto chiede salvezza” di Daniele Mencarelli, vincitore del Premio Strega 2020. Del resto, la mia precedente esperienza con il libro vincitore nel 2008, “La solitudine dei numeri primi”, è stata altamente positiva. Quel libro fu talmente bello che, non appena uscì il film, corsi al cinema a vederlo: fu una cagata pazzesca. Scrissi pure un post, ancora oggi letto da qualche visitatore occasionale.

Non scopro certo l’acqua calda dicendo che non è facile che ad un bel libro, corrisponda un altrettanto bel film. Ricordo piacevolmente solo “Nelle terre estreme”, di Jon Krakauer, altro capolavoro di libro, diventato nel grande schermo “Into the wild – Nelle terre selvagge”, (la vera storia del Mobys), diretto dal mitico Sean Penn.

Stavolta percorrerò la strada opposta, sperando di avere più fortuna. Non che la nuova serie Netflix mi sia dispiaciuta, per carità, ma da “estremamente allergico alle cose storte” (frase riportata come segni particolari nella mia carta d’identità), certi aspetti non mi sono piaciuti. Gusto mio, come sempre e come in ogni cosa.

Come vi dico spesso, per le recensioni rivolgetevi ad atri lidi. Qua non siamo così bravi. Inoltre, quando si parla di salute mentale, c’è da andarci con i piedi molto di piombo. Non scrivo questo post quindi “da esperto”, non stiamo parlando di calcio, di spaghetti o di politica. Mi sono semplicemente fatto un’idea e volevo condividerla con voi.

Per chi non guarderà la serie, stiamo parlando di un protagonista, tal Daniele, che viene sottoposto ad un trattamento TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), per una settimana. In quei sette giorni (e tanti sono gli episodi), conosce un mondo del tutto nuovo per lui, un mondo di pazzi, quasi pazzi, problematici, non capiti dal mondo.

Ovviamente quei sette giorni intensi, duri e difficilissimi, trasformeranno Daniele, il quale passa da classico giovane che odia il lavoro che fa e annega i suoi problemi nell’alcool e nella droga, a ometto che mette la testa a posto. Un ruolo fondamentale viene svolto dai medici che lo tengono d’occhio e soprattutto dai suoi compagni di camerata.

Bastano due minuti per leggere su internet, ripeto, fior di recensioni che parlano di una stupendissima serie che ci fa conoscere il dramma della depressione, dell’abisso, del disagio mentale e bla bla bla, un sacco di parole che sono come i nomi dei piatti di Cracco, cioè tu pensi “ok, ma che cazzo intendono dire ?”.

Sapete cosa non mi torna ? Il senso stesso della serie. Anche per questo motivo vorrei leggere il libro. Daniele conosce la sofferenza e affronta i suoi demoni, li combatte e sembra uscirsene alla grande. Sette giorni gli cambiano letteralmente la vita.

Per quanto mi riguarda, io non vedo un ragazzo problematico ma un… figo ! E’ questo il nocciolo. Ripeto, non voglio passare per quello che non sono, ovvero lo pseudo esperto di depressione, quello che “sono solo”, “sono incazzato col mondo”, “vorrei annegare anche io nella miscela di alcol e droga ma non ho abbastanza palle”, ecc. Ma figuratevi !

Tuttavia io, in questa serie Tv, non ho visto abissi, sofferenza, depressione, ma un FIGO.

Daniele, in una settimana, è un Dio. E’ una persona che, dentro una struttura psichiatrica, anche se sta soffrendo come un cane, le risolve tutte.

Il protagonista, fatte le debite proporzioni, mi ricorda il Mahoney di Scuola di Polizia. Riesce ad ottenere le pillole per dormire anche se i medici non gliele avevano prescritte; riesce ad entrare nel suo profilo Instagram per mandare un messaggio ad una ragazza, tal Nina, della quale, ai tempi della scuola, era innamorato e che, guarda caso, si ritrova anch’essa ricoverata nel reparto femminile per tentato suicidio. Anvedi che culo ! Quasi quasi vado a farmi una settimana di TSO, così magari becco la rumena che volevo ingropparmi (dal latino habens sexus).

Daniele-Mahoney 2.0, per fare una bella sorpresa al suo compagno di camera e di sventura, l’ex maestro Mario (interpretato dal grande attore Andrea Pennacchi; ho visto tutta la serie praticamente per lui !), si fa portare dai suoi genitori un pigiama invernale (è piena estate ma il maestro ha questo “tic”): le taglie sono diverse ma siccome lui è il Dio dei Depressi, guarda caso al maestro calza a pennello.

Ovviamente non sarebbe una serie che si rispetti senza la storia d’amore ! Pur essendo ricoverati in due reparti separati (proprio per evitare di copulare), Daniele riesce a drogare l’infermiera notturna e prende le chiavi della terrazza per assistere ai fuochi di artificio con la sua nuova fiamma, che ovviamente (stranamente), non è una cicciottella alla Mobys, ma una Stra-gnocca di prima categoria, nonché attrice e influencer con mila e mila seguaci, mica cazzi ! E fra un fuoco d’artificio e una fumatina, ovviamente ci scappa la scopatina. Si, siamo in una struttura leggermente particolare, ma Daniele può !

La settimana più dura e intensa della vita del protagonista lo porta anche ad essere amico di un altro ricoverato, tal Gianluca, un tizio alquanto gay. Non bastava essere semplicemente amici, non bastava perdonare Gianluca il fatto di aver svegliato (per gelosia) l’infermiera, avendo fatto scoprire la scappatella notturna, ma c’era anche bisogno di baciarlo in bocca ! Del resto, tutti noi abbiamo amici gay, quante volte ci capita di ringraziarli magari un bel regalo, baciandoli sulle labbra ? Questa io la chiamo “inutile esasperazione dell’anti-omofobia”.

Daniele finisce la settimana di TSO, è l’unico a parlare al funerale di Mario (ma ‘ndo lo trovi uno così ?), si riscopre nientemeno che scrittore di poesie, e ovviamente ritrova la sua amata, anch’essa abile e arruolata dopo quella dura esperienza (dove per “dura” il significato è molteplice), si rendono conto di essere entrambi un po’ problematici ma in fondo c’è un sentimento che li lega e soprattutto… taaaaaaa daaaaaaaaaa……un figlio in arrivo !!!! Galeotti furono i fuochi d’artificio (e il ricovero).

Serie simpatica ma non ditemi, per cortesia, che scava in chissà quali mondi. Al massimo sembrano gli scavi dei bambini sulla sabbia della spiaggia di Mondello.

Peccato, si è persa un’occasione. Potevamo davvero descrivere il mondo degli ultimi, dei Veri ultimi, di chi soffre, di chi si sente ai margini, di chi sorride fuori ma dentro vive l’inferno, di chi ha sotto al naso le lasagne di mamma ma pensa di gettarsi da un ponte, di chi è troppo sensibile, di chi semplicemente vede tutto in una maniera diversa rispetto alle fantomatiche “persone normali”.

Invece, per l’ennesima volta, abbiamo creato IL mito, UN mito. Il ragazzo con le palle che risolve tutto con il suo grande genio forse derivante dal suo lavoro di rappresentante di condizionatori.

Sembra che ci sia tanta vergogna a parlare di problemi mentali. Ce ne siamo accorti quando si parlò di “Bonus psicologo”. Diamo per scontato che tanto tutto si risolve, come le pillole per abbassare il colesterolo, i trattamenti di dialisi per il diabete, ecc. ecc. Per tutto il resto, sono cazzi tua.

Dalla vita non mi sono mai aspettato e non mi aspetto una chiave di lettura diversa. Dalle serie Tv, mi piacerebbe che si osasse maggiormente, anziché uscirsene puntualmente con il solito Eroe Positivo di stocazzo che, in realtà, esiste come il Principe Azzurro.

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8 pensieri riguardo “Tutto chiede salvezza. Tranne Daniele.

  1. Ciao Vincenzo, non ho visto né la serie e neppure letto il libro quindi, non posso esprimere il mio parere al riguardo né per l’uno né per l’altro, posso soltanto dare ragione a Max quando dice che oggi come oggi ogni film, ogni fiction sono sol9 realizzate per soddisfare e incrementare l’audience e tutto ciò non mi stupisce se un tema così delicato sia raccontato in maniera piuttosto superficiale col solito lieto fine, come anche descrivi appropriatamente anche la scena con l’amico gay “l’ inutile esasperazione dell’anti omofobia”. È sempre un piacere pe4 me leggerti e passare per lasciarti anche il mio saluto. Ciao

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  2. Io non ho visto la serie ma ho letto il libro.
    Come scrivi nella premessa, è difficilissimo che una trasposizione risulti all’altezza della lettura.
    O, se mi permetti di aggiungere, della realtà, visto questo caso specifico.
    In effetti, vedendo il trailer ho provato un senso di fastidio anche semplicemente per l’ambiente: nemmeno la scuola di mio figlio è così bella.
    Una volta ho tentato di fare una visita in un reparto psichiatrico e anche solo l’ingresso mi è rimasto impresso.
    Seguirò sicuramente il seguito dopo che avrai letto il libro.

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  3. Ho finito di vedere la serie questa mattina, io non ho visto mai un figo, ma un giovane con mille problemi, che fa un lavoro che non gli piace, come tantissimi giovani, che viene sconvolto quando gli viene sbattuta in faccia l’ingiustizia della vita che ha colpito il suo ex compagno di scuola e che “sbrocca” di brutto dopo aver fatto un mix di alcool e di droga in discoteca. Ho visto un ragazzo spaventato e con milioni di domande che si trova di fronte a tanti grossi problemi che hanno altri, più grossi dei suoi e che quindi comincia a capire che la vita è una lotta per tutti e che di “matti” come li chiamano non ci sono solo loro ma tantissimi altri. Decide quindi di affrontare la vita in maniera diversa non sentendosi più l’unico disadattato ma anzi fortunato ad avere una famiglia che gli vuole bene. Quindi cerca di essere utile anche per i suoi amici, compresa la ragazza. Io l’hi vista così e non mi è sembrata così fantascientifica, in ospedale capitano infermieri e dottori così, specialmente i certi reparti e mi è apparso tutto molto credibile, ma è solo il mio punto di vista.

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      1. io no perché “scuola di polizia” non l’ho mai guardato tutto, intendo uno dei film, perché è davvero demenziale per i miei gusti, non mi piace quel tipo di comicità esagerata.

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  4. Non l’ho vista ma….. Se il sofferente si trasforma in eroe, non fa per me. Ci va tatto, molto tatto…ma si sa,se non crea effetti Netflix come altre piattaforme non compra

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  5. non conosco la serie in questione, ma voglio fare una riflessione con quanto hai detto. Trovo anch’io che la maggior parte delle fiction e dei film di oggi siano più che altro incentrati sul fare audience, mettendo personaggi fichissimi pronti a fare il pieno di fans al botteghino, tralasciando spesso quelli che sono i veri problemi della vita. Troppo spesso si vedono situazioni dove tutto sembra capitare per caso, dove la fortuna sembra nascere come funghi in questa stagione, ma la realtà è ben diversa, la realtà spesso ci parla di persone che non riescono ad uscire dalle loro gabbie mentali, di persone ai margini, dimenticate, orfane dell’umanità, di quella società che fa del progresso l’unica chiave di lettura del suo domani…

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